Scuola primaria Rinnovata Pizzigoni – Milano – Un esempio d’eccellenza didattica

Istituto Comprensivo Rinnovata Pizzigoni

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In questo post vi presentiamo una scuola che costituisce un esempio di eccellenza didattica nel panorama scolastico italiano. La scuola si chiama Rinnovata Pizzigoni, dal nome di una maestra, Giuseppina Pizzigoni.

Giuseppina Pizzigoni, milanese, nata il 23 marzo dello stesso anno della Montessori, a diciotto anni conseguì il diploma di maestra, fu assunta dal Comune nel 1889 e iniziò la sua attività con diversi incarichi.
Nel 1909 il commendator Vigliardi Paravia, il cavalier Ercole Marelli e il dottor Marco De Marchi promettono di aiutarla ad attuare la sua idea di scuola nuova. Altri sottoscrittori sono Felice Bisleri e la Cassa di risparmio. La ricerca di fondi e di appoggi autorevoli continua e nasce un Comitato Promotore, presieduto dal senatore Giovanni Celoria, con l’adesione dello psicologo Treves, del neurologo Medea, degli scienziati Calzecchi e Murani, del ministro dell’agricoltura Mauri e di molti altri rappresentati del mondo della cultura e dell’imprenditoria lombarda. Il commissario prefettizio concede un terreno in località “Ghisolfa” e l’uso di un padiglione prefabbricato. Sul terreno sorgono un campo per le esercitazioni agricole, un apiario, un pollaio, infrastrutture per il gioco e lo sport all’aria aperta. Nel 1911 il Comune di Milano autorizza l’inizio di un esperimento di riforma del metodo d’insegnamento che inizia con due sezioni di classe prima, aperte di fianco alla scuola comunale. Sono accolti 64 scolari suddivisi in due classi miste.
La “Rinnovata” sorge in una Milano animata da fervore industrioso e industriale, città cosmopolita, aperta all’incontro proficuo tra il mondo imprenditoriale e il mondo della cultura; città accogliente e tollerante, colta e tecnocratica, culla dei futuristi e ancora vicina ai benefici influssi culturali di Vienna. Luogo di una risposta moderna alla sfida della trasformazione industriale e commerciale, Milano sa capire la “bellezza della modernità”: a Milano l’“Esposizione universale” nel 1906 si fece davvero, per celebrare il traforo del Sempione. È anche una Milano povera (su 541.148 abitanti, nel 1905, 37.927 famiglie vivono in una stanza sola e 34.860 persone non hanno un tetto sicuro) accanto alla Milano ricca e solidale che segue la tradizione secolare di pie opere e che inaugura pure la moderna, positivista, laica filantropia – si veda la Società Umanitaria – quella che Carlo Emilio Gadda descriveva come “sodalità cordiale” e “provvidenze civili”.
In quella scuola si attua un metodo sperimentale, poi illustrato in numerose opere di didattica. Il metodo Pizzigoni si fonda sull’osservazione dal vero; ancora oggi è ispirato all’idea di una didattica attiva, alternativa al verbalismo: luogo per eccellenza dell’apprendimento è la natura e in particolare l’attività agraria, che permette di educare il bambino nella sua globalità psicofisica, perché in grado di coinvolgerlo dal punto di vista sensoriale, corporeo e affettivo. In origine l’agraria rappresenta anche il contatto con il mondo del lavoro che i bambini avrebbero incontrato dopo la scuola e si rivolge in primo luogo ai bambini meno abbienti, che provengono da famiglie di contadini. Negli anni che seguono si registra un vigoroso aumento delle richieste d’iscrizione. Cresce l’interesse della pedagogia ufficiale e delle istituzioni scolastiche, in Italia ed in Europa, per la metodica pizzigoniana.
Nel 1917 viene istituito il tirocinio speciale presso la “Rinnovata”; è del 1922 il volume Linee fondamentali e Programmi della Scuola Rinnovata. Il successo di questa formula scolastica rende necessaria la costruzione di un nuovo edificio, che fu inaugurato il 30 ottobre 1927.  L’edificio richiama lo stile delle case coloniche lombarde e si estende su un’area di circa ventiduemila metri quadri, occupati dalle aule, da campi e strutture di agraria, da viali e cortili per il gioco e dalla piscina coperta.
Il metodo Pizzigoni propone un itinerario educativo che si sviluppa attraverso tutte le discipline, si basa sull’esperienza concreta e personale del bambino che ricerca e trova, per induzione, i principi generali. Il procedere per via induttiva, dall’esperienza alla sistematizzazione teorica, è modalità naturale di procedere della mente. «Scopo il vero, tempio la natura, metodo l’esperienza. L’applicazione del metodo sperimentale non si circoscrive a una lezione, ma tutte le penetra e le collega per l’infinita rete di riferimenti coi quali un fatto è allacciato a molti altri, cosicché i veri poteri mentali sono esercitati simultaneamente in una ginnastica tanto piacevole quanto fruttuosa» (G.Pizzigoni, 1921). Gli obiettivi: 1) combattere il verbalismo scolastico; 2) concepire come basilare nel percorso educativo l’attività fattiva dei bambini; 3) mantenere una grande attenzione verso la personalità dei singoli alunni, senza tralasciare il valore della collettività; 4) educare il bambino nella sua globalità, senza dimenticare le sue esigenze psicofisiche.
Il metodo si basa sul lavoro, l’ambiente e la pluralità degli interventi educativi. Nella scuola Rinnovata operano, infatti, docenti di Italiano, Matematica, Scienze, Musica, Educazione Motoria (compreso il nuoto), Storia-Geografia-Studi Sociali, Educazione all’Immagine, Lingua Inglese, Religione Cattolica, tutor di classe, nonché facilitatori all’apprendimento per la dispersione scolastica e specialisti nel sostegno agli alunni in situazione di handicap (si noti che l’insegnante unico – perlopiù maestra unica – è stata prassi universale fino a pochi anni fa e la nostalgia distruttiva degli ultimi ospiti di Viale Trastevere sta cancellando di fatto la pluralità degli educatori nella scuola elementare).
Nel 1929, ritiratasi dalla direzione della scuola, Giuseppina Pizzigoni continua l’attività di propaganda del proprio modello, in particolare organizzando e svolgendo il “corso annuale ai Maestri d’Italia”. Tra i suoi scritti: La scuola elementare rinnovata secondo il metodo sperimentale(1914); Linee fondamentali e programmi della scuola elementare rinnovata secondo il metodo sperimentale (1922); Le mie lezioni ai maestri delle scuole elementari d’Italia (1931) (che traccia sinteticamente le sue linee programmatiche per le varie discipline); Il lavoro nelle cinque classi elementari della “Rinnovata” di Milano (1940).
Dal 1933 esiste l’Opera Pizzigoni che continua la diffusione della sua proposta. Malgrado la sua vasta notorietà e il riconoscimento del suo lavoro, Giuseppina Pizzigoni morì povera all’ospizio Sant’ Anna di Saronno il 4 agosto 1947.

 

L’idea pedagogica pizzigoniana si ispira ad una visione pratica dell’apprendimento, volto a stimolare l’osservazione e la scoperta, cioè ad imparare “vedendo fare e facendo”, tipica del lavoro agricolo e manuale: il metodo della ricerca rende il bambino protagonista attivo, un attore e costruttore motivato e curioso che scopre,organizza, smonta, ricompone in una rete cognitiva i dati e le conoscenze acquisite; è un metodo in netta opposizione a un sapere nozionistico e accumulativo, incapace di generare veri processi di conoscenza.

La peculiarità della Scuola Rinnovata, unica nella realtà scolastica milanese, consiste proprio nella sua struttura architettonica (ideata dalla Pizzigoni negli anni ’20): un edificio a piano terra, con aule luminose tutte in comunicazione diretta con i giardini e i cortili, incastonato tra meravigliosi spazi verdi, dove i bambini “non siano costretti a star seduti sui banchi”, ma possano vivere esperienze dirette, coltivare l’orto, i terreni agricoli e la serra, osservare e accudire le asinelle e gli altri animali della fattoria, dipingere, cantare e suonare, nuotare, studiare nelle aule all’aperto, giocare all’ombra di alberi testimoni di un secolo di storia.

I bambini trascorrono in questa quasi centenaria struttura scolastica, il cui fulcro didattico è rappresentato dall’Azienda Agricola e da tutte le attività ad essa connesse, giornate piene di esperienze nuove ed affascinanti, esperienze fatte sul “campo” nel vero senso della parola, non dentro le pareti scolastiche; i bambini non hanno rapporti con una comunità fittizia, ma con una vera comunità fatta di docenti, famiglie, esperti, perché la Scuola Rinnovata è, per statuto e sin dai tempi della fondazione, aperta al mondo reale.

Per approfondimenti, si veda qui: http://www.enciclopediadelledonne.it/index.php?azione=pagina&id=823

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Di seguito invece riportiamo un interessante articolo del giornalista Fabrizio LoBianco sulla scuola Rinnovata Pizzigoni di Milano. L’articolo è pubblicato sul notiziario FAI Scuola n. 27, che potete trovare nella sua versione on line a questo link:

http://www.scuolarinnovata.it/images/stories/RinnovataDante/Parlano_di_noi/articolo_FAI_scuola_06.2011.pdf

 

NOTIZIARIO FAI SCUOLA n. 27

 

UNA SCUOLA DAVVERO SPECIALE

Intervista a maestre e alunni della scuola elementare Rinnovata Pizzigoni di Milano (36° posto nei Luoghi del Cuore 2010, classifica nazionale, 6° posto in Lombardia, 1° posto a Milano, 1° Scuola segnalata in Italia)  

I suoi alunni ed ex alunni la definiscono una scuola “magica”. Abbiamo trascorso una mattina con docenti e alunni della Rinnovata Pizzigoni e li abbiamo intervistati per capire che cosa ha di così speciale questa scuola…

lucia sacco

La maestra Lucia Sacco ci accoglie con grande cortesia e con l’entusiasmo sincero di chi ama il proprio lavoro e vorrebbe che anche gli altri ne capissero l’importanza. È una fredda e grigia mattinata di fine inverno quando ci rechiamo alla Scuola Speciale Rinnovata Pizzigoni, nella zona nord-est di Milano. A illuminare una giornata tanto uggiosa è la passione di insegnanti e alunni quando devono parlare di questa loro scuola, “speciale” non solo per definizione.

La “Rinnovata” nasce per volontà di Giuseppina Pizzigoni (1870-1947). Ce lo racconta la preside, dottoressa Giovanna Mezzatesta.

 

mezzatesta«Questa è una scuola un po’ diversa dalle altre scuole primarie di Milano. Rispetto alle altre scuole c’è molto più spazio all’aperto: abbiamo 25 classi ed è raro che si trovino tutte 25 in aula. Molto spesso infatti le classi fanno lezione fuori. Per esempio, qui un’attività che viene fatta svolgere agli alunni è quella della coltivazione delle piante: durante l’uscita per questa attività, in contemporanea gli alunni imparano, per esempio, l’italiano. I temi e le relazioni in questa materia, li fanno su argomenti come le piante o gli animali di cui si occupano all’esterno dell’edificio, negli ampi spazi della scuola. Oppure imparano la geometria, letteralmente “sul campo”. Gli alunni infatti studiano le forme dei piccoli appezzamenti di terra da coltivare che vengono loro affidati, secondo uno dei principali insegnamenti di Giuseppina Pizzigoni: dalla esperienza alla teoria. L’apprendimento deve essere induttivo e non deduttivo: questa è una delle caratteristiche principali del metodo Pizzigoni.» 

 

In questo modo si capisce anche il senso dell’aggettivo “Rinnovata”. La possibilità di uscire dall’aula per svolgere attività didattiche non era nemmeno presa in considerazione dal sistema scolastico con il quale Giuseppina Pizzigoni doveva confrontarsi. Sarà lei a proporre questa innovazione, a partire dal 1911, anno in cui nasce il primo esperimento della Scuola Rinnovata.

«Nacque su due prefabbricati in legno che la Pizzigoni era riuscita a farsi costruire per dare a questo quartiere, che era abitato da contadini e operai (qui c’erano soltanto campi e poi c’era la Ghisolfa con i suoi insediamenti industriali), una scuola “diversa”. Qui i bambini venivano vestiti da lavoro e avevano a disposizione degli spazi adibiti a spogliatoio, dove svestivano gli abiti da lavoro e indossavano il grembiule per iniziare le lezioni. Giuseppina Pizzigoni era una maestra un po’ “strana”, nel senso che non pensava di fare la maestra ma voleva fare l’attrice. I genitori, esponenti della buona borghesia milanese, non erano affatto d’accordo così la Pizzigoni trovò il modo di unire quello che volevano i genitori da lei con le sue aspirazioni artistiche ideando una scuola sicuramente creativa.»

 

In che senso quello del 1911 fu un “primo esperimento”?

 

«Nel senso che la scuola vera e propria nasce nel 1927 quando, grazie al contributo di diversi esponenti dell’intellighenzia milanese, è riuscita a costruire la scuola così come la si può vedere adesso, con questa struttura poco da scuola e molto da cascina lombarda. La maggior parte delle scuole, allora come adesso, aveva un cortile interno, opprimente, chiuso ai quattro lati dagli edifici, come un chiostro, il “claustrum” dei conventi. La Rinnovata ha invece la caratteristica di avere un cortile aperto, un’apertura sulla strada, ovvero si apre simbolicamente alla città».

 

La vostra scuola è stata la più votata in Italia nel recente censimento del FAI su “I Luoghi del Cuore”. Avevate già sentito parlare di questa iniziativa? Avevate partecipato alle edizioni precedenti?

«Conoscevamo già il FAI: diversi insegnanti avevano aderito al FAI individualmente o con i progetti dedicati alle scuole. C’era già stato un tentativo, credo due anni fa, da parte scuoladella maestra Lucia Sacco, di proporre la votazione della nostra scuola come bene da salvare. Ma allora, per quanto fossero stati raccolti un po’ di voti, l’iniziativa non ebbe il successo che ha avuto quest’anno: in questa edizione tutti hanno partecipato con entusiasmo. In primo luogo i bambini, che hanno votato e hanno raccolto le segnalazioni: andavano alla filiale Intesa Sanpaolo che abbiamo qui vicino a prendere le cartoline per la segnalazione e poi le distribuivano. Anche tanti ex alunni della Rinnovata che abitano in questo quartiere (perlopiù nonni e genitori di attuali alunni) si sono dati da fare. Alcuni bambini, durante la scorsa estate, sono andati a raccogliere cartoline in banca e a distribuirle nelle località in cui erano in vacanza. Al ritorno a scuola hanno portato le loro cartoline con le segnalazioni e la maestra Lucia Sacco le ha raccolte e consegnate al FAI. Ci siamo divertite a controllare la provenienza delle cartoline e in molti casi arrivavano da località di villeggiatura. Ci siamo mossi fin da subito, appena il censimento ha avuto inizio, e abbiamo usato anche molto le nuove tecnologie, internet e social network come Facebook, in particolare, ma lo strumento più efficace è stato il passaparola tradizionale, a voce. Lo dimostra il fatto che le segnalazioni più numerose sono state quelle delle cartoline cartacee e non quelle provenienti dal web.»

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Che cosa vi aspettate che succeda adesso, dopo la visibilità avuta attraverso “I Luoghi del Cuore”?

 

«Potrei dire che auspichiamo di avere maggiori fondi per la manutenzione della scuola, ma siccome sono realista, dico che ci basterebbe anche una maggiore attenzione. Non soltanto da parte dell’ente locale, ma anche da parte del ministero che forse, trovandosi a Roma, nemmeno conosce la realtà della nostra scuola. Qualche tempo fa (forse perché anch’io come la Pizzigoni ritengo che si debba dialogare con chi è al potere al momento) ho cercato di invitare il ministro Gelmini a visitare la nostra scuola, quando ci fu la sua proposta di istituire nuovamente i grembiuli nelle scuole. Volevo invitarla a vedere di persona come in questa scuola i nostri alunni i grembiuli li abbiano sempre avuti: qui ogni classe con un colore diverso. I canali per invitarla evidentemente erano altri, ma noi adesso auspichiamo che anche attraverso i Luoghi del Cuore anche al ministero scoprano la Scuola Rinnovata e si interessino di quello che ci occorre per portare avanti il metodo Pizzigoni, rivolgendoci una maggiore attenzione.»

 

Se un domani vi dicessero: “Fateci sapere di che cosa avete bisogno, vi diamo una mano noi”, che cosa chiedereste?

«Dipenderebbe da chi ce lo dice. Se fosse il Ministero dell’Istruzione, chiederei più risorse umane; se fosse l’ente locale, chiederei più risorse per la manutenzione delle aiuole che, come dicono i miei alunni, cominciano a essere un po’ “sgarrupate”… insomma, avremmo bisogno di tante cose. Quando, ultimamente, siamo stati convocati dall’ente locale, ci era stato proposto di dare un’imbiancata ai corridoi. La mia risposta è stata “Sì, è importante imbiancare i corridoi, ma ora abbiamo bisogno che ci sistemiate i bagni”, che erano in condizioni peggiori. Quindi credo che tutto quello che possiamo augurarci sia in realtà ricevere attenzione e poi poter spiegare quali sono le priorità di intervento di cui questa scuola ha bisogno.»

 

Abbiamo scoperto che è in preparazione un film sulla Scuola Rinnovata Pizzigoni!

«Questa è una delle varie iniziative in occasione del centenario della nostra scuola. Una iniziativa è la richiesta del conferimento dell’Ambrogino d’Oro alla memoria di Giuseppina Pizzigoni (alla scuola, invece, fu già consegnato quattro anni fa). La seconda iniziativa è il film. Sarebbe stato bello ricordare la Pizzigoni con una fiction, ma la sua storia non si prestava in quanto non aveva avuto episodi simili, per citare una pedagoga sua contemporanea, a quelli della Montessori, particolarmente adatti alla fiction (per esempio, la Pizzigoni non è mai stata in India o in luoghi lontani. La sua sarebbe stata una fiction girata tutta qui, a Milano). Abbiamo contattato una regista che ha avuto l’idea di fare un film sulla scuola. La sua prima idea si intitolava “La scuola della gioia”, proprio perché qui i bambini staranno anche otto ore al giorno, ma ne sono ben felici.»

 

***

lucia2Gioia, felicità e anche un certo orgoglio caratterizzano gli incontri che facciamo in una sola mattina alla Rinnovata Pizzigoni. Leggi queste emozioni così positive e vitali negli alunni e nelle insegnanti. Come Lucia Sacco, docente di musica e promotrice di tante iniziative della sua scuola. Tra queste, in collaborazione con la Delegazione FAI di Milano, la visita guidata alla Rinnovata Pizzigoni durante l’ultima Giornata di Primavera. Apprendisti Ciceroni, manco a dirlo, gli alunni della scuola, che si sono preparati con grande serietà e partecipazione emotiva all’evento. Anche in questo caso ritorna la “gioia”: quella di far scoprire e condividere con gli altri la straordinarietà della propria scuola. Per capire in che cosa consiste questa “straordinarietà”, abbiamo fatto anche noi una visita guidata nella scuola e abbiamo rivolto alcune domande alla maestra Lucia. A un certo punto, ci ha spiegato perché alla Scuola Rinnovata Pizzigoni non esiste il bullismo.

«Partiamo dall’idea di “cittadinanza attiva”. C’è una nuova materia, istituita di recente, che si chiama “Cittadinanza e costituzione” che non è più la vecchia “Educazione civica” ma è proprio una disciplina trasversale che insegna ai bambini a essere “cittadini” e a provare il gusto o perfino la gioia di sentirsi parte di una comunità. È questo senso di gioiosa appartenenza che dovrebbero acquisire e la prima comunità in cui entrano a far parte è, oltre alla famiglia, la scuola. Qui si confrontano con le prime regole del vivere civile. Per esempio attraverso l’educazione al lavoro, soprattutto al lavoro manuale: pensiamo alle attività nell’orto della scuola, ma anche all’allestimento di uno spettacolo musicale o teatrale (prima di arrivare in questa scuola elementare, io insegnavo alle medie e non sono quasi mai riuscita a realizzare, allora, i bei progetti che si riescono a portare a compimento qui). Si tratta di attività che educano a essere cittadino perché ti portano a essere parte di un gruppo, a sentirti importante e ad avvertire l’importanza degli altri per realizzare insieme un lavoro utile a tutti. Pensiamo invece a dove si sviluppa il bullismo: in un contesto in cui queste regole vengono sottaciute o non sono il fulcro dell’educazione della scuola, per cui il bambino un po’ più grande o forte prevarica sull’altro. Qui, fin dalla fondazione della scuola, esiste per esempio una tradizione come quella del “Gemellone e del gemellino”. Un alunno di quinta prende sotto la sua ala protettrice il suo “gemellino” di prima. È più che essere fratelli: è un rapporto gemellare che fa sì che il bambino più grande veda in quello più piccolo se stesso quando era appena arrivato alla scuola e riviva con tenerezza il suo percorso. A settembre inizia questo “gioco” di accoglienza e di conoscenza, con bambini che si scelgono reciprocamente, in una sorta di “nonnismo” rovesciato in cui l’alunno con cinque anni di esperienza in più si sente “responsabile” del suo gemellino. Insieme fanno dei lavori quotidiani come piantare un albero, accudire gli asinelli e altre attività che condividono in cinque momenti della giornata. 

maestraÈ una sorta di antibullismo applicato: in questo senso è importante, per esempio, il lavoro contadino. È infatti un’attività che ti permette di avere uno “sguardo lungo”: semino oggi non per vedere il frutto del mio lavoro adesso, ma per mietere il grano tra sei mesi. Nel frattempo però devo occuparmi di far sì che il mio lavoro non vada perduto: vado a prendere il letame degli asinelli e raccolgo le foglie secche per fare compostaggio e concimare la terra. Nella società in cui viviamo, in cui è difficile organizzare anche iniziative come “M’illumino di meno” (promossa dalla trasmissione radiofonica Caterpillar, su Radio Rai) per ridurre gli sprechi energetici, pensate a quanto è importante spiegare ai bambini il senso del risparmio, del non buttare. Attraverso le piccole azioni di cui parlavo prima, necessarie per coltivare una pianta o del grano, nel bambino crescerà anche un più forte senso civico. In modo impercettibile, perché sono appunto piccole azioni, ma di quelle che ti si sedimentano sulla pelle. Faccio un altro esempio: quanti avanzi si buttano nelle mense scolastiche? E anche qui ci sono degli sprechi, certo, però almeno abbiamo l’accortezza di tenere il pane avanzato, farlo seccare per gli asinelli, fare il pastone per le galline. Questo è un insegnamento importante per dei bambini che vivono in una città come Milano che spreca continuamente tante risorse. È l’antica saggezza contadina: se sai quanta fatica ha fatto un filo d’erba a crescere, quanto è costato seminare e raccogliere il fieno, difficilmente calpesterai un’aiuola in un giardino pubblico. Tutto questo è prevenzione del bullismo.»

 

Ma da dove nasce il “metodo Pizzigoni”?

«L’epoca in cui si forma Giuseppina Pizzigoni è quella in cui l’Italia sta venendo fuori dalla grande crisi agricola di fine Ottocento. La Pizzigoni, ventenne, vede i moti del 1898 a Milano (la cosidetta “Protesta dello stomaco” nata in seguito agli aumenti del costo del grano, NdR) e la repressione di Bava Beccaris e vede questa giovane nazione, che poteva essere una potenza europea, e invece era l’Italietta dei tempi di De Amicis. Un paese che non credeva nelle sue potenzialità agricole e in cui la rivoluzione industriale è arrivata tardi rispetto a Inghilterra, Germania e Francia. Inoltre, rispetto a queste altre, la nostra era una nazione giovane e la Pizzigoni aveva una grande consapevolezza politica delle difficoltà che il nostro paese stava affrontando. Questo perché era una donna coltissima e leggeva molti libri, d’oltralpe e d’oltreoceano, ancor prima che venissero pubblicati in Italia. Il padre, docente di lingue straniere, le aveva insegnato il francese, l’inglese e il tedesco, per cui la Pizzigoni ebbe modo di conoscere i testi dei grandi pedagogisti americani e tedeschi in lingua originale, quando ancora in Italia nessuno li aveva letti. 

Questa sua cultura le permise di capire qual era il nodo cruciale della scuola italiana: non c’era bisogno, secondo lei, di una scuola “idealista” ma di una scuola “concreta” che pizzigonisapesse educare i cittadini a lavorare e ad amare le forze dell’Italia di allora, cioè l’agricoltura e l’industria. Voleva crescere degli “operai”, ma operai che fossero consapevoli della bellezza del loro lavoro: pensate anche alla mitizzazione che si faceva nell’Ottocento della figura dell’operaio o del contadino, senza però dare una vera dignità a questi lavori. Attraverso la scuola Rinnovata, invece, la Pizzigoni educava i bambini a conoscere il valore del lavoro e ad appassionarsi a esso, affiancando il lavoro in classe a quello all’aperto. Da qui anche la promozione delle gite scolastiche. Non è un caso che lei sia stata una delle prime donne a iscriversi al Touring Club (nato a fine Ottocento), il cui nome completo era Touring Club Ciclistico Italiano. La Pizzigoni fu anche una delle prime donne cicliste italiane, contravvenendo alla convenzione che non voleva che le ragazze di buona famiglia andassero in bici (non bisognava mostrare le caviglie!), perché credeva nell’importanza del turismo, del viaggio, nell’avventura come possibilità di scoperta del mondo. Lo stesso spirito che ha voluto che caratterizzasse la sua scuola (il nostro motto è, infatti, “La scuola è il mondo”): i bambini devono andare fuori, nel mondo esterno, piuttosto che stare chiusi in un’aula grigia. La stessa scuola, sosteneva la Pizzigoni, non doveva essere recintata da un muro: i bambini dovevano poter vedere passare, per esempio, un carro trainato dai cavalli e da lì la maestra doveva riuscire a incanalare la legittima curiosità del bambino per ciò che vedeva in una lezione rendendo un fatto quotidiano un interessante argomento scolastico. Nella pedagogia di Giuseppina Pizzigoni, c’era un senso patriottico nel senso migliore del termine: formare cittadini degni, contenti di essere “cittadini italiani”, che con il loro lavoro contribuissero ad accrescere la bellezza e il benessere della loro nazione.»

Possiamo considerare ancora attuale il metodo Pizzigoni?

lucia3«Considerate che la maggior parte delle scuole o degli asili in città sono ancora edifici chiusi, che non permettono ai bambini un vero contatto con la natura. È innaturale che un bambino debba passare otto ore chiuso dentro quattro mura, magari con una maestra verbosa (come lo sono io, in questa intervista!) per poi tornare a casa, guardare la televisione, giocare a videogiochi o magari navigare su Facebook: è tutto fittizio, tutto virtuale. Poi magari il bambino viene portato a sciare e non sa che deve avere rispetto degli altri sciatori e che se cade la neve è dura e può far male. La differenza e la forza della nostra scuola sta nel fatto di avere 22.000 metri quadrati di parco con piante e animali. Poi si mettono in moto collaborazioni che coinvolgono, attraverso progetti molto belli, altre realtà che ci aiutano a contenere i costi di gestione del parco. I giovani detenuti del carcere minorile Beccaria, per esempio, seguiti dagli educatori vengono qui ad aiutarci ad accudire gli animali. Ricordo quando, qualche anno fa, è nata un’asinella, una mattina è arrivato un ragazzino del Beccaria, con un sacchetto della spesa in mano. L’educatrice lo sgridava perché era arrivato in ritardo, mentre lui si giustificava: era andato al market a comprare delle carote e delle mele perché, spiegava, “la mamma avrà bisogno di energie per allattare l’asinella”. Quando un ragazzino di 14 anni, dentro il Beccaria per aver spacciato un po’ di marijuana, spende i due euro che ha in tasca per comprare da mangiare a un’asina che deve allattare, ti viene da dirgli: “Sei libero, vai: ormai sei un cittadino redento”. Stare a contatto con la natura e gli animali può dare questi risultati.»

 

***

La nostra visita alla scuola si conclude con i suoi protagonisti principali, i bambini. Incontriamo gli alunni della V D.

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«Vogliamo che la Rinnovata Pizzigoni possa andare avanti e anche altri bambini possano vedere quanto questa scuola è bella. Per questo abbiamo chiesto agli adulti di votare per la Pizzigoni nel censimento dei “Luoghi del Cuore”» ci spiega Angelica.

«Questa scuola non è solo bella» aggiunge Lorenzo, «ma ha anche un metodo tutto suo: qui ci sono gli animali, c’è la piscina, si insegna la musica e tante altre cose che altre scuole non hanno.»

 Le 3.187 segnalazioni raccolte da una scuola che ha 600 alunni, sono un risultato straordinario. Abbiamo chiesto ai ragazzi come hanno fatto a coinvolgere così tante persone. In un attimo è stato un susseguirsi di mani alzate e testimonianze.

«A casa mia, a parte il gatto e la tartaruga, hanno votato tutti! Perché nella mia famiglia tutti sono contenti che io frequenti questa scuola.» classe2

«Noi invece andavamo in giro, qui vicino alla scuola, a chiedere ai passanti se ci aiutavano a segnalare la Pizzigoni come Luogo del Cuore.»

«Io ho chiesto a tutti gli abitanti del nostro palazzo. Citofonavo e chiedevo se volevano votare per la nostra scuola!»

«E tutti vi hanno detto di sì?!» chiede la maestra Lucia, che ci accompagna in questo giro di domande.

«A me l’inquilina del piano di sopra mi ha detto che non voleva firmare» racconta sconsolata un’alunna. Ma tutti sono stati molto intraprendenti.

«Io ho portato le cartoline al panettiere!»

«Io alla mia squadra di basket!»

I bambini della V D hanno le idee molto chiare anche su che cosa vogliono salvare della loro scuola.

«Tutto!» rispondono in coro. Ma una delle tradizioni scolastiche a cui sono più legati è quella del “gemellaggio”.

 bambina«È una bella esperienza, perché i bambini più grandi, che hanno più esperienza, possono dire ai “gemellini” appena arrivati come funziona questa scuola, che cosa bisogna fare e come ci si deve comportare» spiega Vanessa.

«E poi qui è bello perché non ci sono differenze tra una classe e l’altra» aggiunge Angelica. «Qui siamo tutti amici.»

 «Abbiamo conosciuto il FAI l’anno scorso» ci dice Michael.

«Ce ne ha parlato la nostra maestra di musica» prosegue Angelica, «e quest’anno ci ha detto dei Luoghi del Cuore»

 

bimbo«Però non sapevamo che c’era un luogo che vinceva!» aggiunge Chiara. «Noi sapevamo che si poteva votare con le cartoline del FAI e siamo andate in giro per il quartiere a chiedere agli abitanti della zona se volevano segnalare la Pizzigoni come luogo da salvare.»

 «A me qui piacciono molto i campi da calcio e il fatto che devo prendermi cura degli animali e le piante» racconta Michael, mentre ad Angelica spiega che a lei della scuola piacciono in particolar modo «gli edifici e il modo “movimentato” in cui sono stati disposti i mattoni.»

 

 

Chiara, oltre alla presenza degli animali e al verde che caratterizza gli spazi all’aperto della scuola, ci spiega che tra le cose che più ama dell’istituto ci sono le lezioni, sempre particolari. «Come oggi che, durante l’ora di Scienze, stavamo studiando l’apparato digerente e abbiamo visto e toccato l’interno di un pollo morto, portato dall’insegnante.»

 

A fine anno, voi di V lascerete questa scuola così speciale: che cosa vi aspettate dalle Medie? Come vorreste che fossero? bimba2

«Ci piacerebbe che fossero come la Pizzigoni, ma sappiamo che non è così» dice Chiara. «Siamo andati anche all’open day: è una scuola bella, quella dove sono andata, ma non è come questa.»

«Un nostro compagno dice che vuole restare qui e che per poterlo fare gli va bene anche essere bocciato!» racconta Angelica, sorridendo.

 

A concludere la nostra visita alla Scuola Rinnovata Pizzigoni è Lucia Sacco, la maestra che ci ha accompagnati durante le ore trascorse in questo istituto.

 

«Se volete farvi un’idea di come i bambini siano legati a questa scuola» dice, «tornate qui il 10 giugno. È un rituale che si ripete ogni anno: vedrete i bambini delle quinte che piangono perché non vogliono andarsene dalla Pizzigoni… e le maestre che piangono più di loro!»

 

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Inoltre, se volete farvi un’idea ancora più dettagliata su questa scuola davvero speciale, potete guardare i video che postiamo qui di seguito.

Buona visione!

e ancora…

Le buone pratiche

Inizia con questo filmato, intitolato:

“L’evoluzione tecnologica dal salterio al violino e al pianoforte”

una serie di tre “PILLOLE PIZZIGONIANE”, cioè brevissimi video che documentano le potenzialità del Laboratorio di Musica della Scuola Rinnovata Pizzigoni, centro propulsore di idee teatrali-musicali e spazio didattico ben attrezzato con vari strumenti musicali.

Prima puntata: I Salteri.

 

 

Sul famoso sito PREZI, infine, potete trovare quest’interessante presentazione:

http://prezi.com/6ir5sftxfcjh/asini-somari-ciuchi-e-varie-storie-di-mici-e-di-amici-spettacolo-musicale-della-v-d/

 

Un grazie di cuore alla Dirigente Scolastica della Scuola Rinnovata Pizzigoni, la prof.ssa Mezzatesta, e all’insegnante Lucia Sacco che con passione e impegno si batte affinché una scuola speciale come la Rinnovata continui ad essere un baluardo di eccellenza all’interno del panorama scolastico italiano.
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