Esperienze e idee

Pubblicate qui le vostre esperienze e materiali didattici, sui temi che vi stanno più a cuore. Siamo interessati soprattutto alle vostre opinioni e proposte sulla didattica del fare nelle 5 classi della primaria: dalla matematica alle scienze, dalla robotica al circo, dagli orti didattici al project managment e all’insegnamento dell’inglese (CLIL in particolare) e, in generale, all’utilizzo delle tecnologie e dei contenuti digitali.

 

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Di seguito trovate invece un “White Paper” della Fondazione Amiotti sul presente e futuro della Scuola Primaria in Italia, per sollecitare un dibattito con e tra gli insegnanti e il MIUR.

 

White paper

Fondazione Enrica Amiotti

 

Se tre milioni vi sembrano pochi.

Quasi tre milioni di bambini e bambine vengono affidati ogni anno alla professionalità e alla passione di circa 250.000 maestri. Si tratta di tre milioni di “nuove iniziative” che si incontrano e si formano ogni giorno nelle Scuole Primarie statali italiane. Ogni cinque anni, lo scenario di queste nuove iniziative si rinnova completamente: di ciclo in ciclo cambiano i governi, i bisogni e le esigenze, cambiano soprattutto la società, i valori, le priorità e le tecnologie che circondano la scuola.

Chi ha familiarità con l’innovazione nell’impresa (start-up di nuove aziende e iniziative, lancio di nuovi prodotti e canali, adozione di nuove tecnologie, acquisizioni di altre aziende, …) sa che, statisticamente, il loro tasso di successo è modesto. Ma sa anche che senza innovazione e capacità di interpretare, scegliere e “scrivere” il proprio futuro, la sorte di ogni impresa – e di ogni Paese – è destinata al fallimento.

Che ne sarà fra 10, 20, 50 anni di questi tre milioni di “nuove iniziative” oggi sui banchi della scuola primaria statale? Che società e che opportunità lavorative troveranno? Che cittadini diventeranno? Che giovani, che uomini e donne? Che tipo di genitori? Che cosa avranno studiato e che cosa studieranno? Che mestiere faranno? Cosa sapranno e vorranno fare? Cosa potranno fare? Che atteggiamento avranno nei confronti della vita, del lavoro, della famiglia, della società italiana, europea, globale? Saranno vittime o protagonisti del cambiamento? Sapranno creare valore per sé e per gli altri o si adegueranno semplicemente a ciò che la società e il mondo del lavoro chiedono loro? Sapranno far valere i propri diritti? Saranno consci dei propri doveri? Sapranno trovare la loro strada e mettere a frutto i loro talenti? Quanti gli ottimisti e i disfattisti? I felici e gli arrabbiati? I combattivi e i pigri? Gli onesti e i farabutti? Quanti sapranno essere eredi della nostra grande tradizione umanistica, di arte e bellezza? … e nel contempo vincere le sfide sempre più complesse delle nuove tecnologie, della globalizzazione economica e del pluralismo culturale? Che mondo lasceranno a loro volta in eredità?

Molto, moltissimo dipende dai quei 250.000 insegnanti, gran parte dei quali scrive ogni giorno storie di grande professionalità e impegno, spesso di “quotidiano eroismo” che solo pochi conoscono, senza premi se non la soddisfazione di un lavoro ben fatto. Dobbiamo rispetto e attenzione a questi “venture capitalists” senza soldi e senza stock options che hanno in mano un buona parte del futuro, in termini di capitale umano, del nostro paese.

La “mandata” dei bambini che sono oggi sui banchi della Scuola Primaria e che si rinnova ogni cinque anni – proprio come una legislatura parlamentare – sarà “migliore” o “peggiore” di quella che l’ha preceduta e di quella che la seguirà? Non lo sappiamo. Non lo possiamo ancora sapere. Non sappiamo quale mix di cittadini nascerà e si sta formando. Non condividiamo forse nemmeno i criteri di giudizio per valutarlo. Troppo spesso, inoltre, non ci interroghiamo sulla coerenza ed adeguatezza tra la società di domani ed il sistema educativo, la didattica e le competenze degli insegnanti di oggi.

Certamente continuerà la crescita del numero dei figli di stranieri. Oggi il loro numero si aggira attorno al 9% degli iscritti nella scuola primaria, ma con differenze fortissime da regione a regione e, in particolare, con una forte concentrazione al Nord Italia.

I 300.000 insegnanti e dirigenti scolastici e i quasi 3.000.000 di alunni, meritano tutta l’attenzione che il nostro futuro richiede. L’attenzione che dal 1970 cerca di dedicare loro la Fondazione Enrica Amiotti, intitolata a una “signorina maestra”, insegnante per 47 anni (quasi tutta la prima metà del Novecento) in un paesino della provincia di Pavia. I suoi alunni erano per lo più figli di contadini che a casa non parlavano italiano e per i quali la scuola elementare era la scuola, tutta la scuola cui avevano accesso e che spesso non potevano completare.

 

Il ruolo della Scuola Primaria nel XX e nel XXI secolo

La scuola aveva permesso ad Enrica Amiotti – lei figlia di piccolissimi coltivatori diretti – di diventare maestra, a suo fratello Angelo di essere abbonato al Corriere della Sera pur essendosi fermato alla quinta, ed all’altro fratello Luigi – ragioniere e commendatore – di essere il primo italiano a coltivare cotone in una vasta regione vergine dell’Etiopia, il primo europeo ad avere un attestato del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti per la conoscenza del cotone, uno dei maggiori fornitori di materia prima dell’industria tessile del boom economico italiano, oltreché il promotore della Fondazione in memoria della sorella maestra che aveva incoraggiato i suoi sforzi imprenditoriali.

In una società italiana in cui la mobilità sociale si è bloccata e in cui le corporazioni difendono i propri privilegi, la scuola è rimasta oggi forse l’unica occasione – spesso mancata – di promozione sociale.

E proprio la scuola primaria è – oggi come ieri – il luogo dal quale dipende tantissimo del futuro scolastico, dell’autostima, dell’atteggiamento verso lo studio, del successo personale e della capacità di contribuire alla società di ciascuno dei nuovi cittadini. E’ nella scuola primaria – e naturalmente nelle famiglie, oggi spesso disarticolate e in crisi – che comincia la formazione complessiva della personalità dei ragazzi, il riconoscimento e la valorizzazione delle “intelligenze multiple”, specie se la cultura media collettiva favorirà meglio di oggi la promozione sociale sulla base della capacità e del merito.

In una specie di ritorno al futuro, moltissime delle insegnanti elementari di oggi si trovano come Enrica Amiotti (1885-1961) ad insegnare l’italiano come seconda lingua e a dover gestire in contemporanea livelli di apprendimento diversi, proprio come nella scuola elementare di Albonese (PV) dove insegnavano due maestre in due pluriclassi (prima e seconda, terza e quarta elementare insieme, per la quinta bisognava fare 5 chilometri – spesso a piedi – ed andare a Mortara).

Nella prima metà del Novecento, teatro delle due guerre mondiali, la società italiana poteva permettersi il “lusso” dell’autarchia e della democrazia ridotta o sospesa, dell’omogeneità dei valori (Dio-Patria-Famiglia) e dell’accettazione acritica del principio di autorità. Oggi non più.

Cento anni di didattica

Oggi abbiamo il mondo in casa, con l’immigrazione, la televisione e Internet, ma in 100 anni gli strumenti in mano ai bambini della scuola primaria non sono quasi cambiati: nel 1912, quando Enrica aveva già cominciato ad insegnare nell’Italia rurale, gli alunni usavano penna e calamaio; nel 1962, l’anno dopo la scomparsa di Enrica, si era in pieno boom industriale e si cominciava a passare dal pennino alla biro; nel 2012, nell’Italia multi-culturale e in crisi economica, gli alunni hanno in mano sempre la matita, la penna o il pennarello, quando e-book, net-book, tablets, smart phones e Internet sono tutti intorno, ma non nella didattica della scuola.

L’italiano, grazie alla TV e agli altri mass-media, prova ad essere la lingua di tutti, inclusi i “nuovi italiani”, mentre il mondo dell’economia richiede l’inglese – un buon inglese – e forse in futuro il cinese.

L’inglese è ora materia d’insegnamento obbligatorio (e marginale) nella scuola primaria, ma con standard formativi per gli insegnanti assolutamente insufficienti, e fonte di grande imbarazzo e di perdita di credibilità per gli insegnanti stessi (poche decine di ore di formazione per gli insegnanti digiuni di lingue straniere, e col venir meno progressivo delle specializzazioni e delle compresenze).

Le LIM (lavagne interattive multimediali) stanno, già da alcuni anni, facendo il loro timido ingresso, aprendo nuove interessanti opportunità didattiche ma riproducendo la didattica frontale (la cattedra e le file dei banchi) che in Norvegia, Svezia, Danimarca e in altri paesi del Nord Europa ha da tempo lasciato il posto alle “isole” di banchi che si creano a seconda delle occasioni, con la maestra che passeggia tra i banchi e con i bambini che hanno a disposizione ciascuno un computerino connesso a Internet. Sembra chiaro che il lavoro di gruppo – e probabilmente il tempo pieno – sia lo sbocco naturale dell’integrazione tra le nuove tecnologie e una didattica personalizzata.

I bambini – nell’era digitale – hanno zaini sempre più pesanti e capacità di attenzione e concentrazione sempre più limitate, e spesso non trovano nella didattica della scuola quell’impatto visivo a cui i media gli hanno abituati a casa. I grembiuli neri di quarant’anni fa, che marcavano un’eguaglianza all’interno della classe, hanno lasciato il posto alla ricerca di status symbol anche per i più piccoli. Il bullismo e la mancanza di rispetto verso gli insegnanti, l’irrisione delle regole e dell’impegno sono spesso tollerati.   A questo si aggiunge la quasi scomparsa dei maestri maschi e della riduzione dello status sociale dell’insegnante elementare, un tempo considerato “ministro di umanità, di cultura e di civiltà, promotore di personalità e del progresso dell’intera famiglia umana”, secondo le parole del pedagogista Agazzi.

L’intercultura, pur essendo una scoperta tardiva di un qualcosa che da sempre caratterizza la condizione umana, è comunque una sfida da cogliere e da vincere anche per i figli degli italiani, immersi in un mondo sempre più interconnesso e globalizzato. Da sempre, le aree più ricche e con il più elevato potenziale di sviluppo sono quelle nelle quali, per destino geografico, è stata maggiore la contaminazione. L’eterogeneità delle provenienze culturali e sociali, delle attitudini e degli interessi dei bambini, immersi in una società pervasa da prodotti e da stimoli commerciali differenziati, sollecitano una didattica più personalizzata e, in parte, informatizzata ed aperta alla rete Internet, essa stessa un veicolo di comunicazione, educazione e scambio fruttuosi, se ben utilizzata.

Il maestro deve rivendicare il ruolo di “apripista” e di “accompagnatore” verso il sapere e il mondo, di stimolo ed incoraggiamento per la socializzazione e l’impegno dei giovanissimi, deve poter e saper trasmettere loro il gusto di imparare, di capire, di fare, di individuare e risolvere problemi. Oltre che le nozioni di base, è infatti importante che l’insegnante trasmetta gusto e metodo di studio, che incoraggi anche lo sviluppo di tutte quelle cognizioni di tipo linguistico, espressivo e quantitativo, che facilitino l’atteggiamento e la perfomance di apprendimento negli anni a venire e lungo tutto il corso della vita, sempre più segnata da sfide e cambiamenti ravvicinati. Il maestro deve dunque qualificarsi come organizzatore di conoscenze, diffusore di curiosità, capace di promuovere il “pensiero divergente” e la consapevolezza del dubbio come elementi essenziali del processo di conoscenza e di apprendimento.

 

Risorse diminuite per sfide crescenti

Mentre si moltiplicano i telefonini costosi nelle tasche dei bambini, si moltiplicano anche le storie di genitori costretti a portare la carta igienica a scuola per i loro figli, di segreterie scolastiche senza carta per stampare e di Comuni che tagliano le poche migliaia di euro di supporto alle scuole primarie.

I progressivi tagli all’istruzione, la drastica riduzione delle compresenze e del tempo pieno stanno creando forti difficoltà e demotivazione tra gli insegnanti, specie nelle scuole del Nord e nelle aree urbane, dove il rapporto alunni-maestri è più alto, così come maggiore l’incidenza degli alunni stranieri e le situazioni in cui entrambi i genitori lavorano o manca il supporto di una famiglia coesa.

In molte regioni, il numero degli insegnanti di sostegno e dei mediatori culturali si è ridotto ad un terzo, mentre il numero degli alunni stranieri è triplicato, creando spesso problemi di standard didattici per i bambini italiani, con conseguenti fughe dalla scuola statale a quella privata o verso le scuole pubbliche di quartieri a minor tasso di immigrazione. Tutto ciò si traduce in minori opportunità di mobilità sociale per i bambini che vengono da famiglie – italiane e straniere – meno “fortunate”.

Gli ultimi corsi di aggiornamento massivi per gli insegnanti elementari risalgono agli anni ’80.

Ciò significa che molte competenze rischiano di andare in pensione insieme agli insegnanti che lasciano il servizio attivo. D’altra parte, il progressivo invecchiamento della popolazione degli insegnanti – tendenzialmente aggravato dalle nuove norme sul differimento dell’età pensionabile – toglie un po’ di smalto, di freschezza e di attitudine all’utilizzo delle nuove tecnologie, che sarebbe auspicabile in ogni plesso scolastico dove anche le competenze differenziate degli insegnanti si potrebbero integrare e rafforzare le une con le altre. Abbiamo visto come questo sia possibile con risultati eccezionalmente positivi negli Istituti in cui il dirigente scolastico – da cui dipendono sempre più insegnanti – non ha perso capacità e gusto di fare il “direttore didattico” come accadeva in passato, e dove l’”autonomia scolastica” decretata per legge ha trovato una reale applicazione.

La crisi economica globale ed i particolari problemi italiani legati alla bassa crescita e all’altissimo debito pubblico, costringono a dover fare di più con meno.  E’ una dura necessità ed anche una sfida esaltante.

Programmare la sensibilizzazione e la formazione permanente di tutti gli insegnanti, ma anche degli operatori scolastici, significa progettare di risparmiare, non il contrario, e significa dare un impulso forte alla crescitadella società e dell’economia italiana.  Si tratta di processi lunghi, da programmare nel tempo, ma che possono trovare anche grandi opportunità di accelerazione attraverso le nuove tecnologie, formando non solo in presenza ma anche a distanza gli insegnanti, in maniera capillare e continuativa, mettendo in circolo – dal basso e in maniera non burocratica – esperienze e competenze, e legando l’aggiornamento dei docenti a nuovi strumenti e contenuti educativi per gli alunni.

 

La vocazione e le attività future della Fondazione Enrica Amiotti

La Fondazione Amiotti opera dal 1970 per identificare e premiare le eccellenze didattiche nella scuola primaria statale in tutta Italia; da allora ha erogato quasi un centinaio di premi ad altrettanti insegnanti, per un valore cumulato di circa € 250.000 attualizzati ad oggi, senza contributi pubblici.

E’ stata costituita in memoria di Enrica Amiotti (1885-1961), maestra elementare per 47 anni, ed ha la propria sede legale a Milano presso l’Istituto Lombardo – Accademia di Scienze e Lettere, fondato da Napoleone nel 1802: primo presidente fu Alessandro Volta, e poco dopo Alessandro Manzoni, in un’alternanza e compresenza di studiosi di materie scientifiche ed umanistiche che continua ancor oggi. Per statuto, oltre all’Istituto Lombardo, sono rappresentati nel Consiglio di Amministrazione il Corriere della Sera, la Fondazione Cariplo e la famiglia Amiotti.

Obiettivo primario della Fondazione è dunque quello di fare leva sugli insegnanti per lo sviluppo e l’adozione di nuove strategie educative che consentano di potenziare il coinvolgimento, la motivazione e l’apprendimento degli studenti

Dal 2006 la Fondazione si è concentrata sul tema dell’integrazione degli alunni stranieri, con tre bandi consecutivi rivolti a progetti di intercultura realizzati dagli insegnanti stessi. Nell’anno scolastico in corso, ha avviato il progetto IBIDeM (Io Bambina Io Donna e Maestra) per favorire le pari opportunità di genere e il pieno sviluppo della personalità delle bambine italiane e straniere; il progetto IBIDeM, svolto col supporto di ISMU (www.ismu.org), ha ottenuto un riconoscimento e riceverà un sostegno economico dal Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio.

Per il triennio 2012-14 l’attività della Fondazione Amiotti sarà centrata sull’utilizzo innovativo, efficace e “cost effective” dei nuovi strumenti, metodi e contenuti didattici digitali e multimediali nella scuola primaria statale, con particolare riferimento alle seguenti aree tematiche, di grande attualità o in cui l’Italia necessiterebbe di un rapido miglioramento come sistema-paese:

  • Insegnamento della matematica e delle scienze
  • Insegnamento della lingua inglese
  • Progetti interculturali di sostegno e stimolo alla qualità del processo educativo, per tutti gli alunni, italiani e stranieri.

Proprio in questi giorni, la Fondazione Amiotti ha diffuso un nuovo Bando – Concorso di idee per un valore complessivo di oltre € 50.000, da erogare parte in premi monetari agli insegnanti, parte in strumenti informatici forniti alle scuole grazie alla generosità di alcuni partner tecnologici attivati dall’Associazione ProSpera (www.prospera.it). Una prima tranche dei premi e gli strumenti informatici sarà erogata in corrispondenza dell’inizio dell’anno scolastico 2012-’13 e poi successivamente al completamento dei progetti.

Il bando completo è scaricabile dal sito della Fondazione www.fondazioneamiotti.org

Il blog www.blogmaestraenrica.org, appena lanciato, accoglierà stimoli e contributi dagli insegnanti e dagli operatori del mondo della scuola che vorranno contribuire al futuro ed al successo della sistema educativo  della primaria pubblica. Tra breve, la Fondazione favorirà eventi gratuiti in presenza e a distanza (conferenze on-line) di sensibilizzazione e discussione sull’utilizzo di nuove tecnologie e metodi didattici innovativi per la matematica e le lingue straniere, realizzati col contributo fondamentale dagli insegnanti stessi.

La Fondazione Amiotti si augura inoltre di poter attivare presto una fruttuosa collaborazione con il MIUR, sia a livello centrale che locale.

 

Enrico Amiotti

Vice-Presidente con deleghe, Fondazione Enrica Amiotti

Milano, 5 marzo 2012

Si ringraziano vivamente per la collaborazione e commenti per la stesura di questo documento: Chiara Carletti, Aladino Tognon, Pancrazio Toscano.

Commenti benvenuti a info@fondazioneamiotti.org .

 

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